ANALISI DI ALCUNE DISTRIBUZIONI STATISTICHE IN TEMA DI FALLIMENTI DI IMPRESE : CONSIDERAZIONI CONSEGUENTI .
Le recenti
proposte di riforma del Diritto Fallimentare
si pongono l’obiettivo di
semplificare le procedure e di
promuovere un valido sostegno alle imprese in difficoltà limitando
l’adozione di provvedimenti restrittivi
a carico degli imprenditori individuali e degli amministratori e sindaci
delle società .
Non sembra
che siano state avanzate proposte di
grande rilievo in tema di prevenzione delle crisi d’impresa .
Dall’analisi
statistica che segue e per la quale
sono stati utilizzati i dati provinciali del
Rapporto 2001 sulla qualità della Vita in Italia ( ricerca pubblicata dal quotidiano “Italia Oggi “ e coordinata dal Prof. Ornello
Vitali dell’Università di Roma ) si
ricavano le seguenti conclusioni .
I dati
nazionali suddivisi per province evidenziano una correlazione moderatamente negativa ( r di Bravais Pearson =
-0,12 circa ) tra Numero delle Imprese
Registrate per 100 Mila abitanti e
Numero di Fallimento ogni 10 Mila Imprese Registrate .
Il dato
riferito al Numero delle Imprese Registrate risulta essere in correlazione
negativa abbastanza rilevante ( r = -0,43 ) con il Tasso di Disoccupazione
Provinciale ( r = - 0,30 per l’Italia Centrale ) .
E’ evidente
che ad una maggiore vitalità economica corrisponde un minor tasso
di disoccupazione ed
è plausibile che la crisi d’impresa sia negativamente legata a condizioni socio economiche
favorevoli nonché ad una più diffusa cultura d’impresa .
Il fatto
che tra il Numero delle Imprese Registrate e l’ Importo Medio dei Protesti per
Abitante esista una significativa
correlazione negativa ( r = -0,15 a
livello nazionale ed r = -
0,24 a livello dell’Italia Centrale )
conferma il legame inverso tra
ambiente economico favorevole e
difficoltà finanziarie evidenziate anche a livello dei singoli cittadini .
E’
opportuno considerare che il tessuto economico italiano si basa
prevalentemente sulle piccole e medie imprese per cui il dato del Numero delle
Imprese Registrare ogni 100 Mila abitanti è senz’altro significativo dello
sviluppo di un territorio .
Il Grado di
Scolarità ( rappresentato da un indice composto dalle variabili : Numero Medio Studenti per classe nella
scuola media superiore , Numero Professori per 100 Studenti nella scuola media
superiore , numero studenti scuola media superiore ogni 1000 abitanti ) è
negativamente correlato con il numero dei fallimenti sia a livello nazionale ( r = - 0,27 ) che a
livello dell’Italia Centrale ( r
= - 0,43 ) ; analogo legame negativo si riscontra tra la Scolarità e l’Importo Medio dei Protesti ( r = - 0,24 in Italia ed r = - 0,22
nelle Regioni Centrali ) .
Al fine di
effettuare un controllo è stata riscontrata una correlazione negativa tra il
Numero dei Fallimenti ed il Tasso di
Iscrizione alle Scuole Superiori
rilevato dall’ISTAT per il 1997 ( r = - 0,19 per l’Italia Centrale ) .
Tutto ciò
conferma la necessità di un
intervento in tema di formazione della
classe imprenditoriale - atteso che non
è richiesto il possesso del diploma di scuola media superiore per dirigere le aziende - nonché l’esigenza di una costante presenza di consulenti d’impresa altamente qualificati
.
La Legge di
Riforma del Diritto Societario, che
entrerà in vigore con il 1 Gennaio 2004 , non
prevede la necessità di alcuna qualifica per l’assunzione della
carica di Amministratore e di quella di
Componente del Comitato per il
Controllo sulla Gestione ( eccezion fatta per l’Iscrizione al Registro dei
Revisori Contabili di almeno uno dei
componenti ) laddove sarebbe stato
opportuno introdurre dei requisiti culturali
minimi .
Tali
requisiti sarebbero necessari
anche per la gestione delle
Società di Persone e delle Imprese
Individuali ed inoltre la professionalità dei Dottori Commercialisti e
dei Ragionieri Collegiati non è stata
sufficientemente considerata nella
stesura della Legge citata .
In sede di
introduzione di una nuova normativa in
tema Fallimenti, pertanto,
potrebbero trovare spazio delle disposizioni che rivalutino la componente culturale ( e professionale ) d’impresa nel senso indicato .
La
Distribuzione degli sportelli bancari, mentre è fortemente correlata in senso negativo all’Andamento Provinciale dei Protesti ( r
= - 0,62 a livello nazionale ) , non sembra essere significativamente connessa
all’incidenza dei
Fallimenti ( r =
0,02 a livello nazionale ) .
Quanto
sopra può essere ricondotto all’azione di mediazione che le banche esercitano
nei rapporti tra imprese , tra imprese
e privati nonché tra privati ma
evidenzia la necessità
di una programmazione e
di un controllo a livello di
impresa che non viene né affrontato né
auspicato negli uffici delle banche
( le quali, oltretutto, non
sempre hanno interessi coincidenti con
quelli dell’imprese-clienti ) .
Tutto ciò
nonostante emerga il dato che la Distribuzione degli Sportelli è
fortemente correlata in senso positivo con il Numero delle Imprese ( r = 0,48 a livello nazionale e r = 0,42 nell’Italia Centrale
) ; gli stessi, evidentemente, non offrono servizi in grado di ridurre
l’incidenza dei Fallimenti
d’impresa ( né interagiscono sufficientemente con i
consulenti d’impresa ) .
Sarebbe
auspicabile , nel merito, un intervento normativo che imponga un controllo qualificato di gestione alle imprese
che coinvolgono in modo rilevante sia
soggetti creditori che
lavoratori .
L’elevazione
del grado di preparazione tecnica e culturale in generale del management
aziendale migliorerebbe l’organizzazione dei fattori produttivi elevando
l’efficienza marginale del capitale e del
lavoro .
Una
conferma della relazione negativa tra
l’incidenza dei fallimenti e la scolarità si ottiene anche utilizzando le
risultanze del Rapporto sulla Qualità della Vita in Italia redatto per il 2003
( pubblicato sempre da Italia Oggi con il Coordinamento del Prof. Vitali ) .
L’indice
R di Bravais Pearson riferito al rapporto tra fallimenti e grado
di scolarità a livello nazionale
risulta pari a – 0,09 mentre quello relativo all’Italia Centrale è pari a
– 0,33 .
Tale
verifica è senz’altro
significativa nel ribadire l’andamento
citato anche in considerazione della notevole variabilità nello spazio e nel
tempo del fenomeno riferito alle
dichiarazioni di fallimento delle
imprese .
In
proposito si è provveduto a calcolare
l’indice F di Snedecor con le varianze delle distribuzioni degli anni 2001 e
2003 considerando queste ultime quali campioni di un andamento riferibile
a molti anni .
Poiché il
valore di F calcolato è pari a 8,39
a fronte di un dato teorico di
1,35 per un’area di rifiuto
corrispondente al 5% delle
probabilità ( α = 0,05 )
si deve respingere l’ipotesi di omogeneità della distribuzione negli
anni .
Calcolando
il valore F con riferimento al grado di scolarità relativo agli anni 2001 e
2003 si ottiene, invece, un risultato pari a 1,32 che consente di accettare la citata ipotesi di omogeneità per quest’ultimo fenomeno
.
Dr. Enrico
Maria Ubertini
Con la
collaborazione della D.ssa Laura Giammona